SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE

La storia del
Servizio Civile Universale

Per capire davvero cos’è il Servizio Civile oggi, vale la pena conoscere da dove nasce: da una lunga battaglia per il diritto di rifiutare le armi per motivi di coscienza, che in Italia ha attraversato più di un secolo prima di trovare pieno riconoscimento.

Le radici affondano già nell’Ottocento, con l’introduzione della leva obbligatoria dopo l’Unità d’Italia, che incontrò fortissime resistenze, specialmente nelle campagne del Sud. Durante la Prima Guerra Mondiale il fenomeno esplose: centinaia di migliaia di processi per renitenza alla leva o diserzione. È in questo clima di rifiuto, influenzato anche da movimenti simili in Gran Bretagna e Francia, che nascono i primi obiettori di coscienza italiani.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Costituzione repubblicana impose a tutti i cittadini l’obbligo di difendere la Patria attraverso le armi: dichiararsi obiettori era, a tutti gli effetti, un reato. Il primo obiettore condannato al carcere fu Pietro Pinna, nel 1948, seguito negli anni da centinaia di Testimoni di Geova, la componente più numerosa tra i primi obiettori.

Con il clima di rinnovamento aperto dal Concilio Vaticano II, negli anni ’60 emergono anche i primi obiettori cattolici, che fondano il proprio rifiuto delle armi sui principi evangelici della nonviolenza. Figure come Padre Ernesto Balducci e Don Lorenzo Milani (autore del celebre scritto “L’obbedienza non è più una virtù”) pagarono con processi penali la loro presa di posizione, contribuendo però a portare il tema dell’obiezione all’attenzione dell’opinione pubblica.

Con i movimenti del 1968 e la contestazione alla guerra del Vietnam, all’obiezione per motivi religiosi si affianca sempre più un’obiezione di carattere politico, che legge il servizio militare come strumento di un sistema di potere da contestare. Il fenomeno, pur restando numericamente limitato, diventa una questione che la politica italiana non può più ignorare.

Il 15 dicembre 1972 il Parlamento approva la legge n. 772: per la prima volta l’obiezione di coscienza trova una disciplina legale, con la possibilità di un servizio civile sostitutivo di quello militare. È un passaggio storico, che permette la scarcerazione dei giovani obiettori, ma resta un compromesso: l’obiezione non è ancora un diritto pieno, bensì una concessione dello Stato, circondata da condizioni penalizzanti (una durata del servizio più lunga di quella militare, una commissione che doveva “giudicare” le motivazioni, l’esclusione delle ragioni politiche) e gestita ancora dal Ministero della Difesa.

La legge del ’72, proprio per la sua natura restrittiva, dà vita a un movimento organizzato di obiettori che per due decenni si batte per un riconoscimento pieno del diritto e per la fine della gestione militare del servizio civile. Nel frattempo il numero di chi sceglie l’obiezione cresce enormemente: da poche migliaia di domande a fine anni ’80 a oltre 70.000 nel 1998.

È la legge n. 230 del 1998 a segnare la vera svolta: l’obiezione di coscienza smette di essere un beneficio concesso dallo Stato e diventa un diritto della persona. Il servizio civile viene riconosciuto come un modo alternativo, e a tutti gli effetti legittimo, di “servire la Patria” — non più un’eccezione da tollerare. La gestione passa dal Ministero della Difesa a un organismo civile dedicato, l’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile.

Con la sospensione della leva militare obbligatoria, avviata nel 2000 e completata nel 2005, il servizio civile “sostitutivo” perde di senso: non ha più senso “obiettare” a un obbligo che non esiste più. Ma l’istituto non scompare, si trasforma. Nel 2001, con la legge n. 64, nasce il Servizio Civile Nazionale: completamente volontario, aperto per la prima volta anche alle donne, e pensato non più come alternativa a un obbligo, ma come scelta libera di formazione civica, sociale e professionale.

Da lì il sistema continua a evolversi: si apre progressivamente ai giovani stranieri regolarmente soggiornanti in Italia, e nel 2017, con il Decreto Legislativo n. 40, diventa “universale”, assumendo la struttura che conosciamo oggi. Negli anni più recenti ha attraversato la pandemia restando attivo, ha beneficiato dei fondi del PNRR (che nel 2022 hanno portato a oltre 71.000 posti a bando, il numero più alto di sempre) e dal 2023 chi lo conclude senza demerito ha diritto a una riserva del 15% dei posti nei concorsi pubblici.
Conoscere questa storia aiuta a capire una cosa fondamentale: il Servizio Civile non è nato come una formalità burocratica, ma da una battaglia, durata oltre un secolo, per il diritto di scegliere come contribuire al proprio Paese senza dover imbracciare le armi.

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